La banana frutto piu pericoloso pieno di pesticidi leggi l’articolo

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Ecco che dunque i motivi per i quali le piantagioni di banani sono gestite attraverso un utilizzo massiccio di prodotti antifungini: evitare la diffusione di malattie potenzialmente distruttive. Fra i più utilizzati troviamo i benzimidazoli, una categoria di pesticidi fungicidi sistemici ampiamente utilizzati in agricoltura sia per i trattamenti in campo che per quelli post-raccolta; la loro azione permette di controllare un’ampia gamma di patogeni dannosi sia per la pianta che per il frutto stesso. In particolare, la famiglia dei benzimidazoli comprende composti come il thiabendazolo(TBZ), il tiofanato-metile (TM) ed il benomyl; quest’ultimo, in tempi molto brevi in seguito al suo utilizzo, si trasforma in un suo derivato, il carbendazim (MBC). Il thiabendazolo ad alte dosi è tossico per l’uomo e un’esposizione elevata può causare capogiri, inappetenza, nausea e vomito. Un’esposizione cronica invece può causare un ritardo sulla crescita, nonché alterazioni sugli organi emopoietici e sul midollo osseo. Il thiabendazolo è un additivo autorizzatodalla legislazione europea, e viene indicato con la sigla E233: è obbligatorio indicare in etichetta (o sui cartellini informativi) quando un prodotto è trattato con tale sostanza. Secondo la legislazione italiana, il massimo limite residuo è di 1 milligrammo/chilo per il carbendazim e 5 mg/kg per il thiabendazolo (D.M. 19 maggio 2000. Testo unico sui limiti massimi di residui di sostanze attive contenute nei prodotti fitosanitari).

Poiché i benzimidazoli sono impiegati in quantità massicce, è fondamentale il monitoraggio per valutare l’esposizione dei consumatori nei confronti di tali fungicidi: esposizione che, chiaramente, avviene mediante l’eventuale ingestione di prodotti (in questo caso, banane) contenenti residui dei trattamenti fitosanitari.

È interessante citare i risultati di una ricerca italiana svolta presso il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Salerno, pubblicata nel 2004 sulla rivista Food Chemistry [1]. Nella ricerca sono stati esaminati 50 campioni di banane importate in Italia da Ecuador, Panama e Costarica durante il biennio 2002-2003, misurando le concentrazioni di tre diversi tipi di fungicidi comunemente utilizzati nelle piantagioni tropicali: benomyl ed il suo metabolita carbendazimthiabendazolo e tiofanato-metile.

Dei 50 campioni analizzati, ben 34 non presentavano residui; in cinque campioni (cioè nel 10% dei casi) è stato trovato del carbendazim, con concentrazioni in genere al di sotto della soglia di 1 mg/kg, comprese fra 0.140 e 1.100 mg/kg. Nel 22% dei campioni, ovvero undici di quelli analizzati in totale, sono state trovate concentrazioni di thiabendazolocomprese fra 0.050 e 2.510 mg/kg, ben al di sotto della soglia prevista dalla legislazione italiana. In nessun campione, infine, sono emerse concentrazioni misurabili di tiofanato-metile. In sostanza, solo in due campioni sono state rilevate concentrazioni di carbendazim superioria quanto previsto dalla legge: i ricercatori concludono quindi tranquillizzando i consumatori abituali di banane, e sottolineando il fatto che l’utilizzo dei fungicidi sembra essere controllato e correttamente gestito dai produttori d’oltreoceano.

Un altro lavoro, pubblicato nel 2009[2], ha riguardato la presenza di pesticidi nelle banane prodotte nelle isole Canarie. I ricercatori si sono concentrati su 11 diversi prodotti chimici, analizzando 57 campioni di banane; anche in questo caso i risultati hanno sostanzialmente evidenziato la presenza di residui inferiori alle soglie stabilite dalla legge, ad eccezione di duecampioni nei quali il fenitrothion era superiore al limite. Un altro composto, il chlorpyrifos, era presente nella maggior parte dei campioni, e questo ha spinto i ricercatori ad effettuare una comparazione fra le quantità presenti sulla buccia e quelle nella polpa. I risultati hanno dimostrato che la maggior parte di questo pesticida rimane nella buccia e che anche a concentrazioni superficiali elevate (0.87 mg/kg) solo 0.07-0.12 mg/kg di chlorpyrifos sono stati ritrovati nella polpa. I ricercatori anche in questo caso evidenziano che – parole testuali – “i livelli di questi residui non possono essere considerati un serio problema di salute pubblica, in accordo con i regolamenti europei”.

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